Concorsi-Letterari.it intervista lo scrittore Raffaele SerafiniChi è l'unico scrittore sul pianeta Terra che può vantare più di una vittoria al concorso 300 Parole per un Incubo? | |
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Concorsi-Letterari.it ha intervistato per i suoi lettori Raffaele Serafini, il simpatico autore più volte vincitore del 300 Parole per un Incubo, un concorso per brevi racconti horror organizzato dal sito Scheletri.com. [Concorsi-Letterari.it]: Raffaele, quando e come hai “scoperto” il concorso 300 Parole per un Incubo? [Raffaele Serafini]: Raffaele? E chi è? Ah, intendi io! Scusa, non ci sono abituato. Comunque sai che non lo so? O meglio, il quando è facile, basta andare sul sito… aspetta eh… ecco, ottobre 2003. Ricordo che quello era il mio secondo racconto in assoluto. Ero gasatissimo perché il primo che scrissi me lo pubblicarono, e quindi credo di aver trovato il concorso scartabellando i motori di ricerca dell’epoca, in una folle caccia al qualche concorso per “roba corta da spedire via mail senza pagare niente”. [C-L]: Che piazzamenti hai ottenuto? [RS]: Quell’anno 96°. L’anno seguente chissà dove dopo il 50° posto, anche se fui ficcato nell’ebook gratuito creato col "meglio" del concorso (ma lo scoprii solo un paio d’anni più tardi). Poi 107°, poi 37°, poi il doppio primo posto. Non è che me li ricordo eh, son tutti sul sito. Tra l’altro negli elenchi degli anni scorsi ho letto un sacco di nomi che adesso conosco e frequento regolarmente via web, altro che il faccialibro! [Facebook, N.d.R.] [C-L]: Complimenti, una bella progressione! Noto anche che hai vinto il concorso, sempre indetto da Scheletri.com, Horror T-shirt, per racconti di 100 parole al massimo. Questo fa di te un vero maestro nei racconti brevi e brevissimi. Quali sono i tuoi modelli di riferimento, se ne hai? [RS]: Porcapassera! Temevo prima o poi mi capitasse una domanda simile, ma pensavo di dover diventare almeno famoso, prima. Vabbè, confesso. Non ho modelli di riferimento, perché sono ancora profondamente ignorante, in fatto di letture. A parte Poe e Lovecraft, che li ha letti anche il mio gatto, credo veramente di aver compreso tutto quello che non ho letto (e avrei dovuto) solo dopo aver incominciato a scrivere. A parte Lansdale, che però è un amore recente, tutto il resto non l’ho letto. Bradbury, lo comprerò. Buzzati, è sullo scaffale. Ballard, Dick, Barker, Dürrenmatt… ancora tutti da scoprire. Per non parlare di tutta quella gente inglese o americana coi nomi tutti uguali tipo James/Smith/Campbell ecc. ecc. Che poi non è che posso dimenticarmi tutti quelli più strani e recenti, come la Bender, o Cortazàr, o Pelevin… Insomma dai, ci siamo capiti, mi manca ancora molto per conoscere qualche autore abbastanza da definirlo modello. Ma recupererò. [C-L]: Qual è, dall'alto dei tuoi mostruosi successi, la ricetta per vincere ai concorsi letterari? [RS]: Ah, beh. Facile. Me la sono scritta! Tre anni fa, dopo il piazzamento al 37° di un racconto in cui speravo meglio. Te la riassumo, anche perché era composta di soli sei punti, da seguire, direi, quasi uno di seguito all’altro.
[C-L]: Quali sono, invece, le cose da evitare? [RS]: Ma mi devi far dire anche queste? Oggi sono buono. Vi confesso che esistono anche i Dieci comandamenti per Trecento Parole (sì, sì, anche questi sono sul mio blog). Non ve li sto ad elencare tutti, certo, ma in linea di massima non ho fatto altro che leggermi, anno dopo anno a partire dagli ultimi tre, tutti i trecento parole del sito. Così ho messo insieme i racconti più… diciamo così, frequenti. Ogni volta che sentivo un rumore di qualcosa che cadeva sotto la sedia mi segnavo un comandamento. Giusto per fare qualche esempio, è meglio viaggiare lontano da racconti in cui “Il protagonista osserva un mostro/vampiro/zombi/assassino/licantropo che a sua volta lo sta guardando e dove alla fine si rivela che si trova davanti a uno specchio” (primo comandamento) oppure dove “il protagonista si sveglia in un luogo chiuso, freddo e oscuro accorgendosi poi essere in una tomba/cella/prigione/fossa” (terzo comandamento). Cose così, insomma. Io mi metto sempre nei panni di un giurato, che se li deve leggere tutti, e pure con attenzione. È facile capire cosa non scrivere. [C-L]: Negli anni il 300 Parole ha imposto una limitazione di temi e generi trattati. Questo, secondo te, ha contribuito a rendere la sfida più interessante, o, al contrario, ha precluso la strada ad alcuni partecipanti? [RS]: In realtà le limitazioni sono state due: quella sui generi e anche una leggera difficoltà burocratica nella spedizione degli elaborati. La prima limitazione è assolutamente legittima, e posso condividerla, perché dare un tema generale a un concorso (senza ricorrere a classificazioni di genere) contribuisce a caratterizzarlo e a mettere sullo stesso piano i partecipanti. La seconda limitazione, che mirava a escludere i partecipanti “mando tanto per mandare”, credo sia controproducente. Chi non cura il proprio racconto continuerà a non curarlo, e la qualità, in fin dei conti, migliora con i cattivi piazzamenti, non con le esclusioni ex-ante. Insomma, meglio arrivare trentesimo su duecento, che primo su due. [C-L]: Intendi partecipare anche alla prossima edizione? Te lo chiedo perché così gli altri concorrenti possono magari ordire un sano attentato a un certo signor “Vinco-tutto”... [RS]: Ah, ah, ah… E credi che non l’abbiano fatto? Appena si avvicina il trecento parole i miei doppelgänger gatto-mutanti perdono almeno un terzo delle loro nove vite! Chissà… certo se non partecipo dovrei fare il giurato, che sarebbe come farsi sostituire dal mister dopo aver segnato una doppietta in rovesciata e prima di sbagliare un rigore. Però ci sono così affezionato che non partecipare mi sembra quasi un tradimento. Ci penserò… Se quanto letto ti è piaciuto puoi cliccare oltre per ulteriori interviste ricche di domande interessanti sul mondo dei concorsi letterari italiani. Concorsi-Letterari.it intervista lo scrittore Raffaele Serafini Intervista pubblicata il 05/03/2009 Da: Fabrizio Vercelli Fonte: Concorsi-Letterari.it |
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